Ritratto di Arno Hammacher

Questa è testa di Arno Hammaker, mio padre la realizzò tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60, non so bene quando Arno arrivò a casa mia e come, quello che so e che io fin da bimbo me lo ritrovai per casa.

Dai racconti di mia madre dovevano essere tre gli olandesi sbarcati a Milano, erano appunto: Arno Hammaker fotografo, Liewe Op’tland architetto e Bob Norda grafico pubblicitario.

Dei tre, Norda non l’ho mai conosciuto di persona, almeno non penso, Liewe era dolce e sereno sposato con Carmelia soprano portoghese e poi Arno uno straordinario fotografo, grande bevitore, amante delle donne degli altri e gran rompiballe.

Quello che legava i due olandesi alla mia famiglia era l’amicizia con mia madre, il fatto che Liewe e la moglie abitassero nella casa davanti a casa nostra e che Arno fosse sempre a casa loro ed io da bimbo incontrassi sempre insieme Arno e Carmelia e mai Liewe e Carmelia.

Mentre ho sempre visto Liewe con mia madre che dipingevano insieme o fare altre cose che facevano gli artisti, parlare e discutere d’arte, raccontarsi le mostre, insomma cose così, cose che io con gli occhi di bambino reputavo una grande rottura.

Mi padre essendo separato ed essendo un uomo moderno, con la separazione aveva anche diviso le amicizie con mia madre, quindi chi frequentava mia madre, non frequentava lui, perciò i tre olandesi, diventati due, mio padre smise di frequentarli.

Norda mandava i saluti a mia madre tramite Arno, che invece rimase sempre in contatto con lui.

Questa testa di terracotta risente l’influenza di Marino Marini su mio padre, anche se ha una sua forza formale, impressionista ed al tempo stesso la ieraticità dell’arte popolare padana legata al linguaggio artistico dell’antica tradizione della terra cotta, che questi popoli hanno sempre usato sia per fabbricare suppelletili ma anche come fragile testimonianza del loro sentire.

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Lo studio di via Corelli

Studio di Via Corelli 124/A Milano, dove dal 1969 fino al 2010, Mario Robaudi visse e lavorò.
Esterno Studio di via Corelli 124/a_smantellato tra il 2015 e 2016

Lo studio di via Corelli, studio d’artista dato in uso dal comune di Milano, nel 1969 a mio padre, dalla giunta del sindaco Aniasi.

Quando la politica si occupava di cultura, aiutando gli artisti ad avere spazi in cui realizzare le proprie opere.

Lo spazio era l’ex stalla della cascina “Case Nuove” una cascina del comune abbandonata dai primi anni ’50. Mio padre con i soldi guadagnati dal “Monumento ai Bersaglieri” la ristrutturò e vi realizzò il monumento.

Fino alla sua morte, fu il suo spazio, in cui essere completamente libero, nonostante i costi sempre più alti per il mantenimento della struttura, cercò sempre di mantenerla al meglio.

Qui realizzò gran parte delle opere realizzate nella sua vita, opere uniche, pezzi di cui non c’è un multiplo, tutte realizzate personalmente, dedicando gran parte della sua ricerca alla forma ed ai materiali compositi.